E’ un terremoto continuo, quello che vede travolti i lavoratori e le lavoratrici del settore della Ristorazione Collettiva delle imprese associate ad Angem (associazione datoriale che rappresenta le maggiori aziende del settore tra cui Elior Ristorazione, Copra Elior, Gemeaz Elior, Compass, Dussmann Service, Sodexo Italia, Pedevilla ed altre). Infatti, da quando Angem stessa ha disdettato il contratto nazionale del Turismo per effetto dell’uscita da Fipe-Confcommercio, ogni trattativa è un buco nell’acqua. E’ per questo che i sindacati di categoria, Ultucs in testa, hanno proclamato per il prossimo 18 gennaio il primo pacchetto di 8 ore di sciopero. Un’intera giornata che vedrà uno stop dei lavoratori delle mense della Toscana e non solo. Si tratta di mense aziendali, universitarie, scolastiche in genere, i punti ristoro degli ospedali (eccetto il servizio per i degenti) per i dipendenti, e tutte le altre maggiori aziende del settore che sono associate ad Angem. Ed è proprio quest’ultima ad aver comunicato, alcuni mesi fa, l’avvenuta sottoscrizione con altra Organizzazione Sindacale che non stipula il Contratto Nazionale di settore, di un protocollo peggiorativo che avevano annunciato avrebbe trovato “immediata applicazione” nonostante l’assenza della sigla di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil.
A giugno scorso risale l’ultima mobilitazione di tutti i lavoratori con adesioni elevatissime, in particolare nelle province della Toscana dove si è raggiunto il 95% di partecipazione. “Non si può continuare a far ricadere sulle spalle dei lavoratori le difficoltà legate alla crisi economica del settore” spiega la Uiltucs Toscana che ha analizzato le richieste avanzate a dicembre 2015 dalla controparte, ritenute “inaccettabili”. Si è discusso infatti di Rol, cambi di gestione, flessibilità e malattia: quatto punti chiave attorno ai quali il confronto si è chiuso con un nulla di fatto.
Contestualmente allo sciopero, il prossimo 18 gennaio si terrà una mobilitazione regionale a Firenze, davanti al palazzo della Prefettura, per dire ancora no a un rinnovo peggiorativo, nato sulla scia di decisioni unilaterali e privo di senso nel quale, a rimetterci, sarebbero ancora una volta solo e soltanto lavoratori e lavoratrici.