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Per la Uiltucs la Cooperativa deve tagliare le auto aziendali e non gli occupati
“Ridurre i milioni di euro di differenze inventariali e non il salario dei lavoratori”

I fatti parlano chiaro: Unicoop Tirreno, 4.400 dipendenti in 168 punti vendita (iper, supermercati e minimercati) tra Toscana, Umbria, Lazio e Campania, dopo aver presentato un piano anti crisi con 600 esuberi, il ridimensionamento della sede amministrativa di Vignale Riotorto, e la chiusura/cessione di 18 punti vendita, non si rende disponibile a realizzare un accordo di solidarietà. Un accordo, fino a 36 mesi di riduzione collettiva dell’orario, utile a ridurre i costi ma necessario a garantire i posti di lavoro. La Coop del Tirreno dichiara la volontà di tagliare i salari dei lavoratori (circa 2.800 euro annuì medi per i lavoratori a tempo pieno) per un lungo tempo. Sulle chiusure e/o cessioni, poi, risulta assolutamente incerto il futuro dei punti vendita, dichiarati tutti cedibili ma destinati, in caso contrario, alla chiusura.

La Uiltucs considera sbagliata e arrogante la posizione aziendale. Paolo Andreani, segretario nazionale della Uiltucs, afferma: “Unicoop Tirreno deve prima tagliare il numero delle auto aziendali, (200 circa per 2 milioni di euro) e ridurre le differenze inventariali che (sul bilancio 2015 hanno pesato per circa 10 milioni di euro). Altro che tagliare i posti di lavoro ed i salari di coloro che garantiscono quotidianamente il fatturato lavorando anche di domenica”.
La Uil pone condizioni chiare per negoziare un accordo: la sostanziale riduzione del numero degli esuberi, l’utilizzo del contratto di solidarietà e un protocollo per regolamentare le eventuali cessioni. Il tutto per salvaguardare effettivamente i livelli occupazionali e il salario degli addetti.
“Intanto – afferma Marco Conficconi, segretario generale della Uiltucs Toscana – Coop continua ad ungere, in modo particolare in Toscana, con più di 1,5 milioni di euro le varie attività politico/ sociali”. Intanto – prosegue Conficconi – Coop continua a spendere più di 4 milioni di euro in collaborazioni discutibili (pensionati, ex dirigenti, ex sindacalisti, familiari di dirigenti, etc) e programmi gestionali che, per sua stessa affermazione, neppure sa utilizzare”. “Intanto – conclude il segretario della Uiltucs Toscana – Coop continua a spendere ingenti risorse in stipendi di dirigenti posti “a riposo” nel tentativo di non perdere ulteriormente la faccia”. La Uiltucs, incalzano Andreani e Conficconi, “ha chiesto ai dirigenti di Unicoop Tirreno di portare al prossimo appuntamento del 23 febbraio a Roma, il dettaglio di tutte le richieste poste al tavolo: ci devono dire, sia sull’integrativo che su tutti gli altri argomenti, nessuno escluso, quali sono i costi attuali, quali le loro proposte finali e che tutele intendono dare a tutti i lavoratori. Senza queste informazioni dettagliate per noi la trattativa finisce qui”.

“Attivare subito operazioni su responsabilità della disfatta e stop immediato alle consulenze”
Conficconi: “Urgente e necessario riportare in primo piano valori cooperazione”

“Interrompere immediatamente tutte le numerose e onerose consulenze, esterne e interne”. Disporre azioni “chiare e trasparenti nei confronti di chi ha vere responsabilità: i dirigenti, il Cda che ha gestito Unicoop Tirreno in questi anni senza mai controllare ed una presidenza che sino a pochi giorni fa ha smentito non solo i problemi ma anche la drammaticità dei conti economici”. “Un passo indietro senza ulteriori scuse da parte loro e del sistema cooperativo regionale e nazionale”.
E’ questa, dopo aver sentito i lavoratori durante le numerose assemblee, la posizione della Uiltucs Toscana, categoria Uil che si occupa della cooperazione. “Chiediamo ai nuovi amministratori commissari chiamati a ricercare le possibili soluzioni – afferma il segretario generale Uiltucs Toscana Marco Conficconi – di presentare un vero piano industriale, articolato e credibile, degno di questo nome, e non un mero taglio del personale”. “Proprio quel personale che senza alcuna responsabilità – continua Conficconi – ha consentito alla cooperativa, in questi anni, di andare avanti. Un piano industriale dove si ritrovino progettualità e sviluppo”. “Inoltre – incalza il segretario – vanno interrotte immediatamente le pressioni e le minacce che si stanno attuando sui lavoratori”. “Infine, in merito alla dichiarata volontà di non applicare l’attuale contratto integrativo (Cia), decisione che peggiorerà la vita dei lavoratori e abbasserà notevolmente gli stipendi, i delegati e le delegate presenti al coordinamento Rsu Unicoop Tirreno hanno deciso di non usufruire delle ore dedicate dall’integrativo all’agibilità sindacale. Un atto di responsabilità che siamo certi sarà raccolto anche dalle altre organizzazioni confederali”.
“Siamo pronti al confronto – chiosa poi il segretario – ma prima chiediamo alla cooperativa, alle cooperative che finanziano il piano di salvataggio e alla Lega elle cooperative di dare un segnale: se credete ancora alla correttezza e alla trasparenza, “distinguetevi” con i fatti. I responsabili di questa pericolosa tragedia li conoscete. Intanto, in accordo con le organizzazioni sindacali nazionali mobiliteremo i lavoratori per realizzare, il prossimo 3 febbraio, un grande sciopero, proprio davanti alla sede della cooperativa a Vignale Riotorto”.

unicoop-tirreno-coopE’ un bilancio tutto negativo per la riunione, quella in corso stamani (14 gennaio 2017) a Firenze con la dirigenza di Unicoop Tirreno, che ha avuto risvolti inattesi e pesantissimi con l’annuncio di oltre 600 esuberi. Notizie difficili da digerire, come sempre soprattutto per i lavoratori, vittime di un sistema e di una “non capacità di lavorare per un piano reale di rilancio in prospettiva in cui sviluppo e crescita siano le parole d’ordine”.
A rendere noto quanto illustrato dai dirigenti è Marco Conficconi, segretario generale Uiltucs Toscana, categoria della Uil che si occupa di cooperazione e terziario. “La seconda cooperativa della Toscana – spiega il segretario a margine dell’incontro sindacale – cerca di gestire la crisi ma non ha nessuna prospettiva di soluzione e nessuna prospettiva di sviluppo. Tant’è che il piano rigido e inadeguato” presentato è una manovra “di sola retroguardia che fa pagare ai soli lavoratori il prezzo della crisi. Assurdo”. “La manovra illustrata – aggiunge Conficconi – prevede la cessione di 6 negozi ulteriori terziarizzazioni, la chiusura di altri 13 negozi e un numero impressionante di esuberi: oltre 600”. In più, come se non bastasse, viene annunciato l’annullamento del Cia, contratto integrativo aziendale, che porta la Uiltucs ad annunciare inevitabili azioni di lotta davanti “ad annunci del genere. La trattativa condotta dall’ormai prossimo direttore generale del Comune di Roma chiamato dal Movimento 5 Stelle ci lascia solo un grandissimo amaro in bocca. A maggior ragione pensando che tutto ciò avviene nonostante il prestito da 170 milioni di euro avuto da Unicoop Firenze e da Coop Alleanza 3.0”.

Unicoop Tirreno caccia dipendente dopo 38 anni. Bardi (Toscana Costa): “Abbiamo rifiutato un risarcimento ridicolo. Ora deciderà il giudice”

Le mancavano meno di 3 anni alla pensione, e ne aveva più di 38 di lavoro alle spalle. Anni trascorsi sempre alla Coop, nella “sua” azienda, quella a cui teneva e in cui credeva. Ma, da un giorno all’altro, Diana Bandini, dipendente Unicoop Tirreno, iscritta alla Uiltucs, categoria della Uil che si occupa di Turismo, Commercio e Servizi, è stata licenziata. Non è dunque solo la lavoratrice del sindacato Usb ad essere stata licenziata da Coop, una “cooperativa che sbandiera una distintività che nei fatti non ha più da tempo”, spiega la segretaria della Uiltucs Toscana Costa Sabina Bardi aggiungendo la “mia personale vicinanza e la vicinanza di tutta la mia organizzazione sindacale anche alla lavoratrice dell’Usb ingiustamente licenziata”. Alla solidarietà per “la nostra compagna, collega e Rsa Diana Bandini”, poi, si aggiunge il giudizio duro e lapidario del drastico provvedimento preso nei suoi confronti. Un licenziamento che Sabina Bardi non esita a definite “ingiusto, immotivato e soprattutto attuato con una metodologia che non rispecchia l’etica della cooperativa così come l’avevamo vissuta e conosciuta fino ad oggi, ma soprattutto per ciò che ha rappresentato sui territori e che oggi non riesce più, evidentemente, a rappresentare”. La lavoratrice infatti è stata “licenziata perché – spiega la Uiltucs – dopo esser stata oggetto di demansionamento ingiustificato da parte dell’azienda, è stata ricollocata in mansioni incompatibili con le sue problematiche fisiche. Limiti oggettivi, questi ultimi, provati anche da una certificazione dell’Asl di Livorno”. Il suo caso aggiunge significato e valore alla mobilitazione dello scorso 7 novembre con lo sciopero di Gdo e Cooperative, e non si chiude qui. Diana, infatti, è in causa con l’azienda dalla quale ha rifiutato una sorta di risarcimento “ridicolo e non adeguato visto tutto quello che sta passando”, incalza Bardi, che annuncia battaglia: “Ora la palla passerà al giudice: non accettiamo elemosine” e detto questo non ci fermeremo “e metteremo in atto ulteriori iniziative”.

Ecco il comunicato congiunto di Uiltucs Uil, Filcams Cgil e Fisascat Cisl. Perché la dignità dei lavoratori e le lavoratri noi la proteggiamo. Ad ogni costo.
sciopero 60“UN’ ALTRA COOP E’ POSSIBILE…. LO AVETE DIMENTICATO?”
“LA DIGNITA’ SI SCIOGLIE….”
“LA COOP SEI ANCORA TU?”
“TUTELA TOTALE: MA NON PER I 7.000 DIPENDENTI!”
“SALARI BASSI SEMPRE”
 
Sono questi alcuni striscioni e cartelli che le lavoratrici ed i lavoratori delle Cooperative toscane hanno preparato ed esposto sabato 7 novembre alla manifestazione a Firenze in occasione dello Sciopero Generale per il rinnovo del Contratto Nazionale scaduto da oltre 22 mesi, Manifestazione che ha visto la partecipazione di oltre 3.000 persone, così come lo Sciopero ha visto l’adesione convinta dell’80% dei dipendenti delle Coop, con punte del 90/95% e con tanti punti vendita chiusi per l’intera giornata o per parti di essa, in tutte le province della Toscana
Partecipazione massiccia, convinta che è andata oltre le aspettative, segno che i lavoratori hanno compreso e condiviso le ragioni dello Sciopero. Le lavoratrici e i lavoratori della Cooperazione e le Organizzazioni Sindacali non hanno però “compreso” i comportamenti che le 3 grandi Cooperative toscane: Coop Centro Italia, Unicoop Tirreno e Unicoop Firenze hanno messo in campo.Abbiamo assistito a direttori che facevano assemblee, colloqui individuali, “avvertimenti” più o meno velati ai dipendenti, esposizione di comunicati e “volantini”, acquisto a pagamento di pagine di giornale, tutto per provare a limitare la partecipazione allo Sciopero.
sciopero 61NON CI SONO RIUSCITI, ANZI!
La straordinaria partecipazione allo Sciopero è stata anche la risposta dei lavoratori a questi comportamenti!
Durante lo Sciopero di sabato poi, in alcuni supermercati, è stato utilizzato personale dirigente per sostituire i lavoratori, dopo che, le scorse settimane, in vista delle giornate di sciopero, erano stati assunti lavoratori a termine. Comportamenti che fino ad oggi avevamo conosciuto solo nel commercio privato e verso i quali stiamo facendo le necessarie verifiche legali per comprendere se ci siano le condizioni per portare le Cooperative in giudizio per comportamento antisindacale.
Le lavoratrici ed i lavoratori chiedono: è questa la DISTINTIVITA’ COOPERATIVA?
I valori fondanti della cooperazione e del movimento cooperativo si possono riconoscere in questi comportamenti?
La Distintività non può essere solo verso i soci ed i prezzi, non vogliamo la contrapposizione tra soci e lavoratori, la DISTINTIVITA’ deve essere anche CONTRATTUALE, perché avere salari e diritti migliori è un patrimonio anche delle cooperative, perché ha contribuito alla loro crescita e gli ha permesso di rispondere, meglio di altri, alla crisi dei consumi.
Le lavoratrici ed i lavoratori delle Cooperative toscane vogliono il rinnovo del Contratto Nazionale per tutelare il loro potere di acquisto, che confermi un salario e diritti dignitosi, e per affermare il valore del CCNL.
Perché LA COOP E’ ANCHE DEI LAVORATORI!