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Il nuovo disegno delle Camere di commercio in Italia, con la riduzione delle sedi e del personale, preoccupa non poco i sindacati, Uiltucs in testa. E’ quanto rende noto la segreteria nazionale del sindacato che tutela i lavoratori del Commercio, della Cooperazione, del Turismo e dei Servizi,  dopo la valutazione delle Camere. Perché il riordino camerale, di fatto, non dà le garanzie che i sindacati attentevano e soprattutto non è chiaro il ruolo “che
Unioncamere riveste per la definizione della nuova geografia delle Cciaa”. Per “salvaguardare il personale interessato – ribadisce la Uiltucs in una nota congiunta – è indispensabile il confronto preventivo con le sigle sindacali maggiormente rappresentative”. Il tutto con una precisazione chiara: la ridefinizione delle Camere di commercio deve tenere conto del territorio, della presenza delle sedi secondarie e di attuare garanzie che, ad oggi, sembrano essere del “tutto insufficienti per salvaguardare il personale”.  Occorre infatti, per chi ha i requisiti, s’intende, “che venga garantita la possibilità di poter beneficiare del collocamento a riposo” come era previsto prima della legge Fornero. Una misura che potrebbe riguardare anche 300 persone che andrebbero a trovare, in questo modo, una diversa stabilità. Nell’occasione è stato fatto il punto anche sulle società partecipate, altro tasto dolente della riorganizzazione camerale, che data la loro particolare natura non consentono l’accesso alla cassa integrazione. In questo caso l’utilità degli ammortizzatori sociali è indubbia e l’impegno dei sindacati per il mantenimento dei livelli di occupazione è altissimo.

Che i lavoratori impiegati nei supermercati Di Meglio di Arezzo riescano a salvare il loro posto, è davvero difficile. A sentenziare che almeno in 9 su 15 perderanno il lavoro, infatti, è un curatore fallimentare che anticipa come “i rapporti di lavoro che torneranno in carico al fallimento contestualmente alla riconsegna dei rami aziendali verranno definiti con licenziamento per giustificato motivo oggettivo, non essendo possibile, né autorizzata, alcuna continuazione dell’attività di impresa”.

E’ quanto si legge in una comunicazione arrivata a seguito della richiesta di chiarimenti da parte della Uiltucs Toscana Centro sulla situazione che vede coinvolti 15 dipendenti impiegati nei punti vendita Di Meglio di via Fiorentina e Pratantico. Sono stati alcuni di loro a chiedere al sindacato, che si occupa proprio del settore Terziario Commercio, di fare chiarezza sulla situazione che li aveva visti rimbalzare da un datore di lavoro all’altro, sulla carta, pur restando sempre impiegati nello stesso posto.

Tutto ha origine dalla decisione di Millybar srl di rilevare con affitto di ramo d’azienda questi due punti vendita di Arezzo dall’azienda Konz spa, nota ditta alimentare ora in fallimento. Ogni cosa filava liscia se non fosse per il fatto che Millybar aveva deciso di dare a sua volta a una terza azienda, la Romsan srl, un conferimento per aumento di capitale. Ed è a questo punto che è scoppiato il caos. Perché Millybar non aveva alcuna autorizzazione, per una scelta del genere, da parte del curatore fallimentare. Nonostante questo ha proseguito nella sua strada arrivando a portare il curatore alla revoca di ogni passo fatto: dalla cessione del ramo al passaggio dei dipendenti, tutti a tempo indeterminato. I lavoratori passati quindi alle dipendenze di Romsan srl da Millybar, si ritrovano nuovamente in carico alla Giacomo Konz spa il cui curatore fallimentare ha intenzione di licenziarli non essendo nemmeno “responsabile – si legge nel testo del curatore – rispetto ad alcun credito maturato dai lavoratori addetti ai rami aziendali (…)”.

Davanti alla totale revoca del curatore a questo annuncio la Uiltucs Toscana Centro è “impegnata costantemente per cercare di gestire questa preoccupante situazione”. Lo fa sapere Diego Loreto, responsabile territoriale dell’Area di Arezzo. “E’ un caso davvero paradossale – spiega Loreto – che porta questi lavoratori da un giorno all’altro a rischiare seriamente il posto. E tutto per dei passaggi e delle cessioni che non hanno mai, di fatto, visto il coinvolgimento dei sindacati: non siamo mai stati informati di quanto accadeva altrimenti avremmo di sicuro preso provvedimenti in precedenza ed evitato questa beffa”. “Ora non resta che stare in guardia, prepararsi e tentare di contrattare per ottenere una soluzione diversa. Non possono – conclude Loreto – cancellare il lavoro di così tante persone da un momento all’altro. Siamo alla follia e faremo tutto quanto è in nostro potere, e anche di più, per evitarlo”.

Gli esuberi sono calati ma non basta: le perplessità avanzate dall’azienda nell’avanzare richiesta di cassa integrazione in deroga al Ministero del Lavoro, sostenendo che gli esuberi rimasti siano difficilmente riassorbibili in breve nel  perimetro aziendale, non ci bastano. Perché prima sono necessarie, per lavoratori e lavoratrici le tutele.
E’ per questo che all’ultimo incontro tenutosi a Firenze l’11 maggio con la direzione Nh, in merito alla procedura di licenziamento collettivo aperta in data 8 marzo 2016 e riguardante 98 unità, abbiamo ribadito come Uiltucs, con le altre sigle, come sia “nostra intenzione avanzare questa richiesta in sede di confronto ministeriale a prescindere dalle titubanze della impresa, ritenendo la eventuale concessione dell’ammortizzatore sociale un elemento importante per addivenire ad una intesa complessiva”.
Da parte sua comunque l’azienda, per effetto degli interventi adottati dalle parti e dei confronti territoriali nonché del piano sociale di incentivi messo a disposizione dall’azienda, ha fatto sì che gli esuberi scendessero a 49.
Di questi, per i 25 lavoratori la trattativa sulla stagionalizzazione della struttura sta procedendo in maniera costruttiva e pare indirizzata ad un esito positivo. Permangono ancora alcune rigidità da parte aziendale. Diverso invece il caso dei 6 esuberi rimasti al Midas, la storica struttura ex Jolly parrebbe essere oggetto di interessamento da parte di nuovi potenziali acquirenti o affittuari che però formalmente tardano a manifestare un interessamento concreto e ufficiale.   Il prossimo 20 maggio l’appuntamento è al Ministero dove la Uiltucs sarà pronta a sostenre le sue posizioni. Per informazioni o per maggiori dettagli sull’evoluzione della questione anche relativamente alle singole sedi di lavoro non esitate a contattarci. Sul sito trovate tutte le nostre sedi e i riferimenti telefonici e di posta elettronica.

E’ un terremoto continuo, quello che vede travolti i lavoratori e le lavoratrici del settore della Ristorazione Collettiva delle imprese associate ad Angem (associazione datoriale che rappresenta le maggiori aziende del settore tra cui Elior Ristorazione, Copra Elior, Gemeaz Elior, Compass, Dussmann Service, Sodexo Italia, Pedevilla ed altre). Infatti, da quando Angem stessa ha disdettato il contratto nazionale del Turismo per effetto dell’uscita da Fipe-Confcommercio, ogni trattativa è un buco nell’acqua. E’ per questo che i sindacati di categoria, Ultucs in testa, hanno proclamato per il prossimo 18 gennaio il primo pacchetto di 8 ore di sciopero. Un’intera giornata che vedrà uno stop dei lavoratori delle mense della Toscana e non solo. Si tratta di mense aziendali, universitarie, scolastiche in genere, i punti ristoro degli ospedali (eccetto il servizio per i degenti) per i dipendenti, e tutte le altre maggiori aziende del settore che sono associate ad Angem. Ed è proprio quest’ultima ad aver comunicato, alcuni mesi fa, l’avvenuta sottoscrizione con altra Organizzazione Sindacale che non stipula il Contratto Nazionale di settore, di un protocollo peggiorativo che avevano annunciato avrebbe trovato “immediata applicazione” nonostante l’assenza della sigla di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil.
A giugno scorso risale l’ultima mobilitazione di tutti i lavoratori con adesioni elevatissime, in particolare nelle province della Toscana dove si è raggiunto il 95% di partecipazione. “Non si può continuare a far ricadere sulle spalle dei lavoratori le difficoltà legate alla crisi economica del settore” spiega la Uiltucs Toscana che ha analizzato le richieste avanzate a dicembre 2015 dalla controparte, ritenute “inaccettabili”. Si è discusso infatti di Rol, cambi di gestione, flessibilità e malattia: quatto punti chiave attorno ai quali il confronto si è chiuso con un nulla di fatto.
Contestualmente allo sciopero, il prossimo 18 gennaio si terrà una mobilitazione regionale a Firenze, davanti al palazzo della Prefettura, per dire ancora no a un rinnovo peggiorativo, nato sulla scia di decisioni unilaterali e privo di senso nel quale, a rimetterci, sarebbero ancora una volta solo e soltanto lavoratori e lavoratrici.

Sembra cambiare rotta, in positivo, NH Hotels. E’ quanto emerso dall’ultimo incontro con le organizzazioni sindacali suii diritti di informazione. Infatti la direzione aziendale ha presentato attraverso alcune slide  sia economica che dell’occupazione nel corso del 2015. Da gennaio il fatturato complessivo è passato da 228 milioni di € nel 2014 al 264 milioni di € nel 2015, con un aumento facilmente misurabile intorno al 16 %. Quindi dopo alcuni anni di ristrutturazioni e risultati negativi la compagnia NH in Italia ipotizza un 9% in più sul budget programmato per l’anno corrente. I nuovi assunti, che riguardano soprattutto le nuove aperture, sono stati 52. Gli esiti della procedura di licenziamento collettivo del 2014‐2015 hanno visto su un totale di 76 esuberi dichiarati, 54 persone incentivate all’esodo, 11 ricollocate all’interno della catena, e 7 passati a fornitori di servizi in appalto.
Attualmente Nh Hotel Group ha un totale di 1141 dipendenti di cui 460 donne (40%). I full time sono 974 e i part‐time sono 167. I lavoratori a tempo determinato sono stati mediamente il 19%, nell’anno 2015.
L’azienda ha presentato anche una relazione sulla formazione continua e reso note alcune novità e ulteriori cifre. Per i dettagli non esistate a contattarci: vi informeremo anche sull’evoluzione delle trattative sul Cia e sul contratto in genere, oltre al riconoscimento, come da nostra proposta, di un premio una tantum per i dipendenti.