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Nove contratti di lavoro a tempo parziale trasformati a tempo pieno e applicazione del contratto integrativo provinciale di Firenze. E’ la novità tutta positiva per i lavoratori della Worsp Security Group, l’istituto di vigilanza privata con sede legale in provincia di Livorno, un grande risultato al quale è arrivata la Uiltucs Toscana Centro dopo confronti e trattative, e grazie anche  all’apertura dell’azienda stessa.  Grande soddisfazione è stata espressa dal delegato sindacale aziendale Vincenzo Zazzeri e da Gennaro Cotugno, responsabile del settore per la Uiltucs Toscana Centro.

“Dopo un inizio con non poche incomprensioni – commenta Cotugno – finalmente nove Guardie Particolari Giurate operanti sulla provincia di Firenze hanno ottenutola trasformazione del contratto di assunzione da tempo parziale a tempo pieno e l’applicazione del contratto integrativo provinciale di Firenze”.  “Anche perché l’azienda – aggiunge – ha capito la necessità si è resa disponibile a risolvere i problemi indicati nell’immediato lanciando un messaggio per noi importantissimo: considerare i propri dipendenti persone e non numeri. Messaggio che si è tramutato in ‘fatti'”. Nel dettaglio, l’azienda ha infatti trasformato i contratti “come da noi indicato  – conclude Cotugno – e ha inquadrato di propria iniziativa i nove lavoratori al 4° livello; un livello che avrebbero, invece, maturato tra circa tre anni. Non avevo mai visto una tale iniziativa spontanea da parte di un’azienda”. E questo è  merito dei rapporti instaurati con la Uiltucs e dell’attività sindacale: se gli interlocuturi trovano un canale di comunicazione giusto, il messaggio corretto passa e il clima diventa decisamente positivo.

 

Giovedì 3 marzo alle ore 15 in via Cavour 1 a Firenze, sotto la sede della Prefettura, si terrà un presidio dei lavoratori delle Camere di Commercio della Toscana. La manifestazione è promossa da FP CGIL, CISL FP, UIL FPL e FILCAMS CGIL, FISASCAT CISL, UILTUCS Toscana. Oltre ai lavoratori diretti, parteciperanno anche quelli dell’indotto e delle aziende speciali.
Le principali richieste dei sindacati riguardano la necessità che il decreto delegato che il Governo si accinge a varare non penalizzi i lavoratori del Sistema Camerale e i servizi resi alle imprese ed al territorio.
La preoccupazione tra i lavoratori è molto forte perché, nelle bozze circolate in queste settimane, si prevederebbe un taglio del personale che in Toscana potrebbe riguardare oltre 200 persone solo tra i lavoratori diretti e di altrettanti lavoratori che operano nelle Aziende Speciali e nell’indotto, senza peraltro prevedere alcuna clausola di garanzia di ricollocamento (in tutto, dunque, sono circa 400 i lavoratori a rischio). A questo si aggiunga il timore che il decreto provveda ad un sostanziale svuotamento delle funzioni e del ruolo delle Camere di Commercio, con un evidente danno per i territori e per le imprese in termini di servizi e garanzia di legalità, specie in un sistema economico e produttivo fondato sulla piccola e media impresa come quello toscano.

La situazione della Plis, Provincia Livorno Sviluppo, società partecipate della Provincia di Livorno (70%) e Autorità Portuale di Livorno (30%) è critica. Lo è per i lavoratori, una ventina circa, in attesa ancora di una sistemazione definitiva. E per i numerosi tentativi di trovare un confronto che sono andati, per ora, a vuoto.
Così, dopo vari inviti da parte delle OO.SS. nei confronti della proprietà, della Regione Toscana, che ha assunto a se svariate competenze delle provincie, spiegano i sindacati, Uiltucs in testa, “dopo il decreto della loro chiusura, abbiamo deciso di far sentire anche al di fuori dei Palazzi Istituzionali la necessità di trovare entro il 2016 una sistemazione definitiva per tutti i lavoratori e le lavoratrici, una ventina circa, di questa società partecipata”.

big_153_logoPLIS“Fino ad oggi – fanno sapere in una nota alla quale seguirà la conferenza stampa questo 20 gennaio alle 10 di mattina – si sono susseguite le operazioni di ricollocamento dei dipendenti della Provincia di Livorno secondo la spartizione delle funzioni con la Regione Toscana. Le OO.SS. e il personale di Plis hanno pazientemente aspettato fino ad oggi, affinché tutto il personale dell’ente Provincia fosse assegnato e sistemato”.
Fatto tutto ciò ora, concludono, “qualcuno si dovrà prendere la responsabilità di decidere dove ricollocare questi lavoratori e queste lavoratrici che fino ad oggi hanno svolto un lavoro fondamentale in particolare in materia di lavoro, formazione. Le funzioni che tale personale può svolgere va anche ben oltre queste materie e quindi può rappresentare una opportunità interessante sia per la Regione o alcuni dei suoi enti satellite, ma addirittura per i comuni della Provincia di Livorno ed oltre, magari attraversi l’Anci”.
“Come si vede le potenzialità di ricollocamento sono molteplici, ora però è giunto il momento che chi di dovere si assuma le proprie responsabilità e decida, per questo abbiamo convocato per mercoledì 20 gennaio alle 12, di fronte all’ingresso principale del Palazzo della Provincia di Livorno, una conferenza stampa con il personale di Plis, per stimolare urgentemente un incontro con le due Proprietà, incontro fino ad ora richiesto ma mai convocato dalle parti”.

E’ un terremoto continuo, quello che vede travolti i lavoratori e le lavoratrici del settore della Ristorazione Collettiva delle imprese associate ad Angem (associazione datoriale che rappresenta le maggiori aziende del settore tra cui Elior Ristorazione, Copra Elior, Gemeaz Elior, Compass, Dussmann Service, Sodexo Italia, Pedevilla ed altre). Infatti, da quando Angem stessa ha disdettato il contratto nazionale del Turismo per effetto dell’uscita da Fipe-Confcommercio, ogni trattativa è un buco nell’acqua. E’ per questo che i sindacati di categoria, Ultucs in testa, hanno proclamato per il prossimo 18 gennaio il primo pacchetto di 8 ore di sciopero. Un’intera giornata che vedrà uno stop dei lavoratori delle mense della Toscana e non solo. Si tratta di mense aziendali, universitarie, scolastiche in genere, i punti ristoro degli ospedali (eccetto il servizio per i degenti) per i dipendenti, e tutte le altre maggiori aziende del settore che sono associate ad Angem. Ed è proprio quest’ultima ad aver comunicato, alcuni mesi fa, l’avvenuta sottoscrizione con altra Organizzazione Sindacale che non stipula il Contratto Nazionale di settore, di un protocollo peggiorativo che avevano annunciato avrebbe trovato “immediata applicazione” nonostante l’assenza della sigla di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil.
A giugno scorso risale l’ultima mobilitazione di tutti i lavoratori con adesioni elevatissime, in particolare nelle province della Toscana dove si è raggiunto il 95% di partecipazione. “Non si può continuare a far ricadere sulle spalle dei lavoratori le difficoltà legate alla crisi economica del settore” spiega la Uiltucs Toscana che ha analizzato le richieste avanzate a dicembre 2015 dalla controparte, ritenute “inaccettabili”. Si è discusso infatti di Rol, cambi di gestione, flessibilità e malattia: quatto punti chiave attorno ai quali il confronto si è chiuso con un nulla di fatto.
Contestualmente allo sciopero, il prossimo 18 gennaio si terrà una mobilitazione regionale a Firenze, davanti al palazzo della Prefettura, per dire ancora no a un rinnovo peggiorativo, nato sulla scia di decisioni unilaterali e privo di senso nel quale, a rimetterci, sarebbero ancora una volta solo e soltanto lavoratori e lavoratrici.

Uiltucs Toscana Costa denuncia: “Gravi disagi per oltre 60 dipendenti”

L’allarme. “Lavoratori nel caos. Scarso credito all’istituto di vigilanza”
Bardi: “E’ una beffa. Appello a istituzioni e all’Abi per capirne i motivi”

Prima lo scandalo: la Fedelpol Srl viene travolta da un’inchiesta e viene arrestato l’intestatario della società accusato di legami e affari con il clan camorristico Belforte. Poi l’amministrazione giudiziaria, scelta forzata dopo il sequestro disposto dalla DDA di Napoli. E ora una nuova batosta per gli oltre 60 lavoratori dell’istituto di vigilanza di Rosignano Marittima, ora con sede a Livorno: le banche chiudono i rubinetti e non erogano il credito. Fondi, questi, che servirebbero per garantire lo stipendio ai lavoratori, in arretrato di alcune mensilità, sempre in bilico tra scandali e incertezze e colpiti da costanti, gravi, disagi.

E’ questa, in sintesi, la fotografia scattata dalla Uiltucs Toscana Costa, la categoria della Uil che si occupa di turismo, commercio e servizi, che ha seguito passo passo la vicenda dell’istituto di vigilanza Fedelpol. A partire dal dicembre di due anni fa con l’inchiesta per concorso in associazione mafiosa, passando attraverso i due anni di amministrazione giudiziaria e il costante calvario del personale (portierato, guardie giurate e amministrativi). “In tutto questo tempo – spiega Sabina Bardi segretaria responsabile Toscana Costa – i pagamenti degli stipendi sono stati a singhiozzo, senza date certe. A fine dicembre i dipendenti dovevano ancora ricevere gli stipendi di ottobre, novembre e tredicesima: siamo al paradosso!”. Il problema principale, per la Rsa della Fedelpol srl e la Uiltucs Toscana Costa è, come ha spiegato più volte l’amministratore giudiziario, “la mancanza di sufficiente credito da parte delle banche”.

“Ci meraviglia il loro atteggiamento – spiega Bardi – perché fino a quando la società era in mano a personaggi più che discutibili aveva finanziamenti e fondi, mentre oggi che è perfino nella ‘white list’ della Prefettura di Livorno e agisce in modo chiaro e trasparente viene penalizzata. Perché la sua situazione porta, paradossalmente, un’azienda sana con un’elevata professionalità e molte potenzialità a vedersi rifiutare affidamenti dalle banche per via della sua situazione”.

Altro grave danno subito dai lavoratori a causa della mala gestione del precedente Amministratore, riguarda “l’accordo di solidarietà difensiva” siglato nel marzo 2013, per il periodo 2013/2015, “che non è mai stato pagato dall’ Inps proprio per la mancanza di documentazione e di bilanci dichiarati completamente falsi, situazione ad oggi ancora molto complicata da risolvere”. “Per questo – conclude Sabina Bardi – denunciamo con forza l’accaduto e, oltre a chiedere un incontro all’Abi Toscana per comprendere i motivi di tale atteggiamento, ci appelliamo alle istituzioni territoriali livornesi: Camera di Commercio, Prefettura, Comune, Confindustria, Cna, Confcommercio. Questo, affinché si facciano tutti promotori, con le organizzazioni sindacali di categoria e le associazioni rappresentati il tessuto sociale (da Arci a “Io rilancio il lavoro”, passando per Libera e Sos Impresa) di un forte messaggio ai cittadini e alle cittadine: un’azienda sottratta alla criminalità rinasce, non muore!!!”.