La lunga estate calda dei lavoratori del commercio e dei servizi
L’attacco di UILTuCS Toscana, Filcams e Fisascat Massa Carrara: la prevenzione viene prima di tutto, chi lavora merita ambienti sicuri, salubri e rispettosi della dignità delle persone
Ogni estate la storia si ripete. Cambiano le temperature, che diventano sempre più estreme, ma non cambiano le condizioni in cui migliaia di lavoratrici e lavoratori del commercio e dei servizi sono costretti a svolgere la propria attività.
Nei supermercati, negli ipermercati, nei negozi del settore food, nei negozi della moda, bricolage, informatica, nei magazzini di grandi e piccole superfici di vendita si lavora per otto ore e più, nei festivi, la domenica, e con turni pesanti, in ambienti dove il caldo supera ormai la soglia della semplice scomodità e diventa un rischio concreto per la salute e la sicurezza.
Si torna a denunciare le condizioni di lavoro all’interno dell’Ipermercato Carrefour, presso il centro Commerciale Mare Monti di Massa, gestito in franchising, dove da settimane i lavoratori segnalano temperature elevate che rendono sempre più difficile svolgere l’attività lavorativa in sicurezza, in alcuni casi il disagio è stato tale da spingere i dipendenti ad astenersi temporaneamente dal lavoro per richiamare l’attenzione dell’azienda e sollecitare interventi urgenti. Interventi che ad oggi non sono arrivati.
Così come si registrano alte temperature e condizioni di lavoro al limite, in molte attività all’interno della Galleria Mare Monti, segnale forse, di una struttura in difficoltà, che avrebbe bisogno di essere ripensata dal punto di vista degli impianti di raffreddamento e riscaldamento.
Non è accettabile che nel 2026 si debba ancora chiedere il rispetto di condizioni minime di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, serve il rispetto delle norme, il D.Lgs. 81/2008 impone al datore di lavoro di valutare e prevenire tutti i rischi, compresi quelli legati al microclima (art. 28), di adottare tutte le misure necessarie a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori (art. 18) e di garantire, come previsto dall’Allegato IV del decreto, ambienti di lavoro con condizioni microclimatiche compatibili con l’attività svolta.
A tali obblighi si aggiunge l’articolo 2087 del Codice Civile, che impone al datore di lavoro di adottare tutte le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica dei lavoratori.
Il cambiamento climatico non è più un tema da convegni: è una realtà che entra ogni giorno nei luoghi di lavoro. Eppure, troppo spesso, le aziende continuano ad affrontare il problema (quando lo affrontano) come se fosse un’emergenza passeggera, quando invece servirebbero investimenti strutturali, manutenzione degli impianti di climatizzazione, organizzazione del lavoro adeguata e una seria valutazione del rischio da stress termico.
Come Filcams, Fisascat e UILTuCS Toscana, raccogliamo ogni estate segnalazioni di lavoratrici e lavoratori che denunciano temperature elevate nei punti vendita, nei magazzini, nelle aree di carico e scarico e nei locali di servizio. Non si tratta di episodi isolati, ma di una condizione diffusa che interessa sia il comparto alimentare che quello non alimentare.
Ci chiediamo quante segnalazioni debbano ancora arrivare prima che il problema venga affrontato con la dovuta attenzione.
Da tempo chiediamo che le aziende assumano pienamente le proprie responsabilità, perché il diritto alla salute non può essere subordinato alle esigenze commerciali o ai costi di gestione. Non è accettabile che chi lavora debba scegliere tra svolgere il proprio turno e mettere a rischio il proprio benessere fisico.
Allo stesso tempo, chiediamo che gli organi di vigilanza competenti, il PISLL e l’INL, intensifichino i controlli sulle condizioni microclimatiche nei luoghi di lavoro. Alle segnalazioni presentate dai rappresentanti dei lavoratori e dalle organizzazioni sindacali devono seguire verifiche puntuali e tempestive. La percezione che raccogliamo tra i lavoratori è che i controlli siano ancora insufficienti rispetto all’entità del fenomeno e che questo contribuisca ad alimentare un senso di sfiducia nelle istituzioni preposte alla tutela della salute e della sicurezza.
La normativa sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro impone al datore di lavoro di valutare tutti i rischi, compresi quelli derivanti dall’esposizione al calore. Non è una facoltà, è un obbligo. Così come è un obbligo adottare tutte le misure necessarie per eliminarli o ridurli al minimo.
Il settore del commercio e dei servizi continua troppo spesso a essere considerato un comparto “meno esposto” rispetto ad altri. È un errore grave. Chi lavora dietro una cassa, sugli scaffali, nei reparti, nei magazzini o nella logistica vive ogni giorno condizioni che possono compromettere la salute tanto quanto altri lavori tradizionalmente considerati più esposti.
Non possiamo aspettare che si verifichi un malore grave perché il tema diventi una priorità, la PREVENZIONE prima di tutto.
Per questo chiediamo un impegno concreto da parte delle aziende, delle istituzioni e degli organi di controllo. Chiediamo tavoli di confronto territoriali, monitoraggi costanti, controlli efficaci e investimenti che mettano al centro la salute delle persone.
Le lavoratrici e i lavoratori del commercio hanno garantito servizi fondamentali durante la pandemia, continuano ogni giorno a sostenere un settore indispensabile per l’economia del nostro territorio e meritano rispetto. Il rispetto passa anche da ambienti di lavoro sicuri, salubri e compatibili con le temperature che ormai caratterizzano le estati italiane.
Per Filcams, Fisascat e Uiltucs Toscana, questa non è una battaglia stagionale, è una battaglia di civiltà, perché il diritto alla salute non si spegne quando si aprono le porte di un supermercato o di un negozio, e certo non và in ferie durante l’estate.
Massa, 4 agosto 2026


