Buone notizie e risvolti positivi nella trattativa con Fiavet e la Uiltucs in merito al rinnovo del contratto nazionale Fiavet-Ccnl Turismo – agenzie viaggi –  sebbene ci siano ancora degli aspetti da definire. In testa c’è la  durata proposta all’incontro sul rinnovo durnate il quale però, c’è da dire Fiavet ha subito dichiarato la disponibilità a riprendere il negoziato per addivenire ad un’intesa relativa alla Parte Speciale del Ccnl Turismo.
“Ricordiamo – precisa la segreteria Uiltucs nazionale – che il confronto era stato interrotto in modo del tutto ingiustificato da parte datoriale oltre un anno fa, pur in presenza di concrete possibilità di addivenire ad una
sintesi positiva”. Oggi, Fiavet, ha riaperto il dialogo e ha presentato una proposta salariale che si attesta al medesimo valore a regime di quanto convenuto con FederAlberghi e Faita (88 €). Non sfugge, tuttavia, che
“durata dell’accordo e massa salariale complessiva erogabile costituiscono aspetti sui quali si
rende necessaria un’attenta valutazione da parte nostra (anche per gli eventuali riflessi su altri
negoziati del settore), oltre ad un ulteriore approfondimento per alcune richieste di modifiche
normative (sfera di applicazione, classificazione, carenza malattia, etc) che sono state
ripresentate”.
E’ per questo le organizzazioni sindacali, Uiltucs in testa, si sono riservate un supplemento di riflessione per proseguire e possibilmente concludere rapidamente il negoziato.

C’è cauto ottimismo, ma anche preoccupazione, dopo l’ultimo incontro con Autogrill. Perché nel confronto avuto con le ooss, Uiltucs in testa, si intravedono alcune porte aperte e percorsi comuni da intraprendere ma, al tempo stesso, tanti problemi da risolvere. E le questioni in ballo, con Autogrill, sono molte.

autogrillSolo per ricordarne alcune, affrontate all’ultmo incontro nazionale chiesto dalle ooss dello scorso 9 aprile, si va dal riposo settimanale agli orari in genere, passando per il contratto integrativo e il mancato rinnovo del Contratto nazionale che contiene, tra l’altro, le norme che regolano la procedura dei cambi di gestione, e sul quale la Uiltucs ha rinnovato, ad Autogrill, “il nostro appello a fare di più”. E’ in un clima del genere che si è tenuto il confronto aperto dalla richiesta fatta dalla Uiltucs, oltre agli altri sindacati, di ottenere i dati aggiornati dell’andamento economico, delle concessioni in scadenza e delle relative gare di assegnazione. Stando a quanto riferito dall’azienda, si apprende dalla segreteria nazionale Uiltucs che Autogrill nel 2015 ha “registrato un trend migliore rispetto all’anno precedente seppur ancora lontano dai risultati del 2010”. Inoltre “sono state effettuate 202 assunzioni/stabilizzazioni a tempo indeterminato e sono stati acquisiti due nuovi ristoranti” nel Mezzogiorno. Mentre sulle  imminenti gare l’azienda ha mantenuto il solito riserbo dettato dai vincoli di riservatezza derivanti dall’essere quotata in borsa, sono stati forniti altri dettagli e affrontati svariati punti come la sterilizzazione del premio aziendale e terzo elemento sulla tredicesima 2015,   il recupero presenza – riposo in deroga (accordo Sirea applicato a 643 lavoratori, l’interpretazione dell’articolo 9 del contratto integrativo, ovvero del riposo settimanale e il superamento del concetto di “lavoro settimanale”, ma anche il premio aziendale con alcune interessanti aperture da parte dell’azienda.  Il tutto per poi aggiornarsi al 6 luglio per trovare la quadra in una trattativa delicata e difficile anche per la portata dell’azienda e il gran numero di lavoratori impiegati al suo interno.

La situazione non lascia spazio a dubbi: non siamo più disposti ad accettare l’arroganza e la pervicacia di Federdistribuzione. Non vogliamo più ricatti a senso unico e finte trattative che non portano a niente. Per questo la UILTuCS, con le altre ooss, ha deciso di far cessare – e non di interrompere o sospendere semplicemente – la trattativa per la definizione del primo contratto nazionale di lavoro da applicare a quella parte di aziende della distribuzione a essa associate.
“A ben 28 mesi dalla scadenza del contratto applicato in quelle aziende (un contratto, peraltro, non firmato da Federdistribuzione e che ha cessato la sua efficacia), siamo stati obbligati a dire «basta» di fronte all’ennesima proposizione di condizioni presentate come inderogabili e che per noi si rivelano inaccettabili e addirittura offensive per le nostre lavoratrici e i nostri lavoratori” fa sapere la segreteria nazionale della UILTuCS.
È bene, dunque, che tutti sappiano che cosa pretende di imporre Federdistribuzione attraverso i suoi diktat:

  1. la modifica al ribasso degli inquadramenti e delle mansioni previste dal contratto;
  2. la definizione di un protocollo per le situazioni di crisi che consenta, anche in assenza di accordo sindacale, alle imprese di derogare unilateralmente all’intero contratto;
  3. una dinamica salariale che nel periodo di vigenza del contratto (5 anni) si concretizzerebbe in una massa salariale di gran lunga inferiore a quella generata dall’unico contratto collettivo valido, siglato circa un anno fa e applicato alla stragrande maggioranza dei lavoratori dipendenti del settore della distribuzione commerciale operanti in aziende di piccole, medie e grandi dimensioni.

Federdistribuzione, infatti, ha proposto di erogare, per il triennio 2016/2018, una massa salariale pari a circa 1.800 euro, con una totale «scopertura» per 2014, 2015 e parte del 2016. Il contratto collettivo rinnovato nel marzo del 2015 da Filcams, Fisascat e UILTuCS con Confcommercio, applicato ai tanti lavoratori del commercio e della distribuzione, prevede, invece, l’erogazione di una massa salariale di 3.000 euro al 31 dicembre 2018, con aumenti già erogati nel 2015 e altri ancora che verranno corrisposti tra il 2016 e il 2017. La proposta di Federdistribuzione determinerebbe pertanto una perdita salariale secca di 1.200 euro rispetto al contratto siglato un anno fa.

Ma non è finita. Sulla bilateralità e, dunque, sul welfare di categoria, le organizzazioni sindacali si oppongono alla frammentazione delle sedi bilaterali di assistenza e previdenza integrative per la più elementare delle ragioni: la frammentazione incrementerebbe i costi di gestione in riferimento a platee di associati più ristrette, con un evidente danno per gli stessi lavoratori beneficiari dei servizi e delle prestazioni. Senza tener conto della considerazione ulteriore secondo la quale, rispetto al Fondo per la formazione continua, nulla vieta alle aziende aderenti a Federdistribuzione di uscirne e trasferirsi in altro fondo, ma da anni ciò non avviene.

Respingiamo al mittente come offensiva, ingiuriosa, diffamatoria e falsa (oltre che contraddittoria), dunque, l’accusa di Federdistribuzione secondo la quale la bilateralità esisterebbe «solo per assicurare poltrone ai funzionari di Confcommercio e dei sindacati». E’ del tutto palese che chi punta a cocalcistituire artificialmente nuove sedi bilaterali, con le relative poltrone, è proprio Federdistribuzione, disinteressandosi completamente del danno che da ciò scaturirebbe per le lavoratrici e i lavoratori.

Come se tutto questo non bastasse, i vertici di Federdistribuzione, invece di tornare sui loro passi, hanno compiuto un ulteriore atto – rarissimo nel panorama delle relazioni industriali italiane – di arroganza paternalistica verso i lavoratori e di attacco frontale al ruolo e alla funzione delle organizzazioni sindacali. Questo e non altro è la decisione di erogare unilateralmente, a trattativa cessata e a oltre un anno dalla sigla del contratto collettivo del terziario, la somma di 15 euro. Basti pensare che da oltre un anno i lavoratori ai quali si applica il contratto già firmato hanno già ricevuto circa 400 euro in più in busta paga e possono contare su un aumento salariale consolidato di 30 euro, che diventeranno 45 euro da giugno.

Siamo di fronte, dunque, a un atto gravissimo che mira a ledere la missione stessa delle organizzazioni sindacali, legittimamente titolari della contrattazione e storiche firmatarie dell’unico contratto collettivo del terziario, della distribuzione e dei servizi. Un atto rispetto al quale reagiremo con tutte le forze e in tutte le sedi opportune.

Si comprende bene, alla luce delle considerazioni che precedono, come la cessazione della trattativa non sia riconducibile a null’altro se non alla volontà punitiva manifestata e portata avanti nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori dipendenti delle aziende associate a Federdistribuzione.

federdistribuzione_confcommercio

E’ inaccettabile il modo in cui Mediamarket, azienda che racchiude Mediaworld e Saturn, si è presentata lo scorso 26 aprile all’incontro con le organizzazioni sindacali. Un confronto, questo, in cui ha dichiarato che “gli esuberi sono strutturali e non c’è la possibilità di proseguire con il contratto di solidarietà”. E’ quanto rendono noto le segreterie nazionali della UILTuCS Uil, Fisascat e Filcams che hanno diramato una nota congiunta per spiegare come sono  andati i fatti. Secondo l’azienda, rivelano i sindacati, “si dovrebbe procedere in tempi brevi nel seguente modo: stabilire degli incentivi all’esodo su ttutte le unità produttive interessate dal contratto di solidarietà, qualora non ci fosse volontarietà sufficiente le lavoratrici e i lavoratori dovrebbero essere spostati nelle unità produttive dove c’è spazio  in quelle che apriranno; infine il contratto di solidarietà dovrebbe essere interrotto”.

Questi punti che sono il fulcro della proposta aziendale, per la Uiltucs sono inaccettabili. Così anche per le altre ooss che hanno sottoscritto, unitariamente, un accordo con l’azienda meno di un anno fa. “E deve essere rispettato!!!”. Per la Uiltucs e le altre ooss è necessario quindi: cocordare un incentivo all’esodo volontario e consentire l’uscita solo qualora fosse utile all’assorbimento dell’esubero, ossia nei 28 punti vendita coinvolti nel contratto di solidarietà. Concordare un incentivo al traserimento. Qualora non ci fossero adesioni all’esodo volontario  al trasferimnto sufficenti ead azzerare l’esubero, come probabilmente sarà, è necessario rinnovare il contratto di solidarietà.

Secondo l’impostazione dell’impresa, quindi, l’efficienza dovrebbe essere otteuta subito anche a scapito della vita di chi ha fatto di Mediamarket il leader in Italia. Le organizzazioni sindacali ritengono invece che seppure le necessità dell’azienda di riorganizzarsi siano dovute ai cambiamenti del mercato, devono essere conciliate con le esigenze di lavoratrici e lavoratori. E NON si può dare luogo ad ESPULSIONI di manodopera o a TRASFERIMENTI COATTI. Stante quindi l’indisponibilità aziendale ad accogliere la proposta della Uiltucs e delle altre ooss viene dichiarato lo stato di agitazione con il conseguente blocco delle prestazioni straordinarie, supplementari e festive, e viene proclamato uno sciopero per l’intera giornata del 7 prossimo venturo in tutti i punti vendita Mediamarket. Nei prossimi giorni verranno svolte assemblee informative in tutti i luoghi di lavoro.

I numeri parlano chiaro. Questi, poi, non lasciano spazio a dubbi: al 31.12.2018, tra i lavoratori delle grandi aziende di Federdistribuzione e i lavoratori delle imprese associate a Confcommercio, ci sarebbe una differenza retributiva di circa 1.200 euro!
E’ quanto calcolato dalla UILTuCS che ricorda come Federdistribuzione, nel corso del negoziato per la definizione del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per i lavoratori della Grande Distribuzione e della Distribuzione Organizzata, si è resa disponibile ad erogare per il triennio 2016/2018 una massa salariale pari a circa 1800 euro soltanto, con una totale “scopertura” per 2014, 2015 e parte del 2016.
Il Contratto rinnovato nel marzo del 2015 da Filcams, Fisascat e UILTuCS con Confcommercio, applicato ai tanti lavoratori che prestano attività in aziende del Commercio e della Distribuzione, prevede invece una massa salariale ben diversa. Si parla di 3.000 euro al 31 dicembre 2018, con aumenti già erogati nel 2015 ed altri ancora che verranno corrisposti tra il 2016 e il 2017. Guardate un po’ il raffronto qui sotto. federdistribuzione_confcommercio