Le organizzazioni sindacali, Uiltucs in testa, esprimono “forte preoccupazione nei confronti della condizione drammatica che si sta delineando per l’Azienda Mazal Global Solutions”.
Da un lato, infatti, assistiamo alla “procedura di licenziamento collettivo riguardante 126 dei 396 dipendenti su tutto il territorio nazionale”. Dall’altro si delinea “un quadro poco roseo circa le difficoltà di gestione quotidiana e di liquidità dell’azienda, da cui dipende principalmente il pagamento degli stipendi attuali e futuri”.
A fare il punto sull’accaduto è la segreteria nazionale Uiltucs a cui si aggiungono le voci di Filcams e Fisascat che ricordano come la Mazal Global Solutions si occupi “della riscossione dei tributi per oltre 400 Comuni in tutta Italia”, e che “è subentrata nella gestione del servizio ad altra società Aipa Spa i cui amministratori sono stati arrestati nel 2014 per peculato”. “Purtroppo a causa di una gestione irresponsabile e delle accuse di azioni fraudolente a carico prima dei dirigenti Aipa e poi di quelli Mazal, si è arrivati ad una inchiesta della Guardia di Finanza, che ha rivelato un buco di milioni di euro e conseguente dichiarazione di insolvenza da parte del Tribunale di Milano, con richiesta di ammissione alla procedura di Amministrazione Straordinaria”. “La nomina dell’Amministratore da parte del Ministero dello Sviluppo Economico è arrivata a fine giugno con lo scopo di assicurare la prosecuzione dell’attività” – continuano i sindacati che spiegano ancora:
“Tale misura ha permesso alle Ooss di avviare un percorso di collaborazione con la Dirigenza, assicurando, almeno fino ad oggi, i pagamenti regolari di stipendi e spettanze, ed è stata assunta soprattutto al fine di garantire la tutela occupazionale.
Purtroppo però la situazione non sembra stabilizzarsi: l’Amministrazione straordinaria fatica nella gestione a causa delle negative condizioni ereditate e inoltre i 126 esuberi individuati pesano fortemente su una fase tesa e confusa che si protrae da tempo”. Per questo i sindacati “hanno avanzato richiesta di convocazione al Ministero dello Sviluppo Economico, – concludono – al fine di avere risposte chiare sull’auspicata vendita dell’attività, con lo scopo di salvare il più possibile l’occupazione attuale. La convocazione però tarda ad arrivare, restano forti le preoccupazioni dei 396 dipendenti per i quali non si riesce a comprendere quale futuro lavorativo li attende”.