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Il 21 febbraio si è tenuto, dopo molti anni, un incontro per l’esercizio del diritto di informazione contrattualmente previsto, con la
direzione di McDonald’s Italia.  L’azienda gestisce direttamente, (attraverso le società: McDonald’s Developement Italy,
Fooditalia srl, Napoli futura srl, Tda JV Srl) 86 ristoranti, mentre 456 sono gestiti in franchising.
I licenziatari sono 150 e governano in media tre locali per uno. I dipendenti della “Company” sono 3591 in larghissima parte part time (2842). L’orario individuale più utilizzato è quello delle 18 ore settimanali. Da un punto di vista delle strategie commerciali, l’azienda tenderà nei prossimi anni ad aumentare i locali in franchising soprattutto nelle aree non limitrofe alle due sedi operative, Roma e Milano.
I rapporti fra casa madre e licenziatari sono regolati da norme molto rigide che riguardano la gestione del brand e gli standards qualitativi del prodotto e del servizio. Purtroppo, come abbiamo avuto modo di rimarcare a più riprese nel corso dell’incontro, così non è per quanto riguarda le condizioni di lavoro che peggiorano sensibilmente e in maniera generalizzata quando i locali, per effetto di cessione di ramo d’azienda, escono dal perimetro di McDonald’s ed entrano a far parte di quello del licenziatario. Un caso emblematico è quello riconducibile all’utilizzo dei voucher che è strutturalmente presente nelle realtà in franchising, mentre nella “company” appare meno frequente.
Abbiamo posto con forza la necessità che anche nei locali ceduti sia attuato un rigoroso controllo sull’applicazioni delle leggi e delle norme derivanti dall’applicazione del CCNL Turismo, da parte di McDonald’s, e che l’azienda si renda disponibile come interlocutore delle organizzazioni sindacali anche rispetto alle problematiche riscontrate nei locali non a gestione diretta. L’azienda ha risposto che ai licenziatari viene richiesta l’applicazione del CCNL e della legislazione del lavoro ma che la gestione del personale rimane prerogativa autonoma di ogni singolo licenziatario. Sul piano delle vendite McDonald’s registra una flessione costante di circa – 3 / – 4%, nell’ultimo quinquennio, nei ristoranti comparabili. La perdita, in larga parte imputabile all’aumento della concorrenza e al cambiamento degli stili di consumo della clientela, è stata parzialmente mitigata dai volumi creati dalle nuove aperture; la multinazionale per eccellenza del panino continua a ritenere strategico il mercato italiano e quindi ad investire sul nostro territorio.

Il nuovo disegno delle Camere di commercio in Italia, con la riduzione delle sedi e del personale, preoccupa non poco i sindacati, Uiltucs in testa. E’ quanto rende noto la segreteria nazionale del sindacato che tutela i lavoratori del Commercio, della Cooperazione, del Turismo e dei Servizi,  dopo la valutazione delle Camere. Perché il riordino camerale, di fatto, non dà le garanzie che i sindacati attentevano e soprattutto non è chiaro il ruolo “che
Unioncamere riveste per la definizione della nuova geografia delle Cciaa”. Per “salvaguardare il personale interessato – ribadisce la Uiltucs in una nota congiunta – è indispensabile il confronto preventivo con le sigle sindacali maggiormente rappresentative”. Il tutto con una precisazione chiara: la ridefinizione delle Camere di commercio deve tenere conto del territorio, della presenza delle sedi secondarie e di attuare garanzie che, ad oggi, sembrano essere del “tutto insufficienti per salvaguardare il personale”.  Occorre infatti, per chi ha i requisiti, s’intende, “che venga garantita la possibilità di poter beneficiare del collocamento a riposo” come era previsto prima della legge Fornero. Una misura che potrebbe riguardare anche 300 persone che andrebbero a trovare, in questo modo, una diversa stabilità. Nell’occasione è stato fatto il punto anche sulle società partecipate, altro tasto dolente della riorganizzazione camerale, che data la loro particolare natura non consentono l’accesso alla cassa integrazione. In questo caso l’utilità degli ammortizzatori sociali è indubbia e l’impegno dei sindacati per il mantenimento dei livelli di occupazione è altissimo.

La situazione della Plis, Provincia Livorno Sviluppo, società partecipate della Provincia di Livorno (70%) e Autorità Portuale di Livorno (30%) è critica. Lo è per i lavoratori, una ventina circa, in attesa ancora di una sistemazione definitiva. E per i numerosi tentativi di trovare un confronto che sono andati, per ora, a vuoto.
Così, dopo vari inviti da parte delle OO.SS. nei confronti della proprietà, della Regione Toscana, che ha assunto a se svariate competenze delle provincie, spiegano i sindacati, Uiltucs in testa, “dopo il decreto della loro chiusura, abbiamo deciso di far sentire anche al di fuori dei Palazzi Istituzionali la necessità di trovare entro il 2016 una sistemazione definitiva per tutti i lavoratori e le lavoratrici, una ventina circa, di questa società partecipata”.

big_153_logoPLIS“Fino ad oggi – fanno sapere in una nota alla quale seguirà la conferenza stampa questo 20 gennaio alle 10 di mattina – si sono susseguite le operazioni di ricollocamento dei dipendenti della Provincia di Livorno secondo la spartizione delle funzioni con la Regione Toscana. Le OO.SS. e il personale di Plis hanno pazientemente aspettato fino ad oggi, affinché tutto il personale dell’ente Provincia fosse assegnato e sistemato”.
Fatto tutto ciò ora, concludono, “qualcuno si dovrà prendere la responsabilità di decidere dove ricollocare questi lavoratori e queste lavoratrici che fino ad oggi hanno svolto un lavoro fondamentale in particolare in materia di lavoro, formazione. Le funzioni che tale personale può svolgere va anche ben oltre queste materie e quindi può rappresentare una opportunità interessante sia per la Regione o alcuni dei suoi enti satellite, ma addirittura per i comuni della Provincia di Livorno ed oltre, magari attraversi l’Anci”.
“Come si vede le potenzialità di ricollocamento sono molteplici, ora però è giunto il momento che chi di dovere si assuma le proprie responsabilità e decida, per questo abbiamo convocato per mercoledì 20 gennaio alle 12, di fronte all’ingresso principale del Palazzo della Provincia di Livorno, una conferenza stampa con il personale di Plis, per stimolare urgentemente un incontro con le due Proprietà, incontro fino ad ora richiesto ma mai convocato dalle parti”.

Uiltucs Toscana Costa denuncia: “Gravi disagi per oltre 60 dipendenti”

L’allarme. “Lavoratori nel caos. Scarso credito all’istituto di vigilanza”
Bardi: “E’ una beffa. Appello a istituzioni e all’Abi per capirne i motivi”

Prima lo scandalo: la Fedelpol Srl viene travolta da un’inchiesta e viene arrestato l’intestatario della società accusato di legami e affari con il clan camorristico Belforte. Poi l’amministrazione giudiziaria, scelta forzata dopo il sequestro disposto dalla DDA di Napoli. E ora una nuova batosta per gli oltre 60 lavoratori dell’istituto di vigilanza di Rosignano Marittima, ora con sede a Livorno: le banche chiudono i rubinetti e non erogano il credito. Fondi, questi, che servirebbero per garantire lo stipendio ai lavoratori, in arretrato di alcune mensilità, sempre in bilico tra scandali e incertezze e colpiti da costanti, gravi, disagi.

E’ questa, in sintesi, la fotografia scattata dalla Uiltucs Toscana Costa, la categoria della Uil che si occupa di turismo, commercio e servizi, che ha seguito passo passo la vicenda dell’istituto di vigilanza Fedelpol. A partire dal dicembre di due anni fa con l’inchiesta per concorso in associazione mafiosa, passando attraverso i due anni di amministrazione giudiziaria e il costante calvario del personale (portierato, guardie giurate e amministrativi). “In tutto questo tempo – spiega Sabina Bardi segretaria responsabile Toscana Costa – i pagamenti degli stipendi sono stati a singhiozzo, senza date certe. A fine dicembre i dipendenti dovevano ancora ricevere gli stipendi di ottobre, novembre e tredicesima: siamo al paradosso!”. Il problema principale, per la Rsa della Fedelpol srl e la Uiltucs Toscana Costa è, come ha spiegato più volte l’amministratore giudiziario, “la mancanza di sufficiente credito da parte delle banche”.

“Ci meraviglia il loro atteggiamento – spiega Bardi – perché fino a quando la società era in mano a personaggi più che discutibili aveva finanziamenti e fondi, mentre oggi che è perfino nella ‘white list’ della Prefettura di Livorno e agisce in modo chiaro e trasparente viene penalizzata. Perché la sua situazione porta, paradossalmente, un’azienda sana con un’elevata professionalità e molte potenzialità a vedersi rifiutare affidamenti dalle banche per via della sua situazione”.

Altro grave danno subito dai lavoratori a causa della mala gestione del precedente Amministratore, riguarda “l’accordo di solidarietà difensiva” siglato nel marzo 2013, per il periodo 2013/2015, “che non è mai stato pagato dall’ Inps proprio per la mancanza di documentazione e di bilanci dichiarati completamente falsi, situazione ad oggi ancora molto complicata da risolvere”. “Per questo – conclude Sabina Bardi – denunciamo con forza l’accaduto e, oltre a chiedere un incontro all’Abi Toscana per comprendere i motivi di tale atteggiamento, ci appelliamo alle istituzioni territoriali livornesi: Camera di Commercio, Prefettura, Comune, Confindustria, Cna, Confcommercio. Questo, affinché si facciano tutti promotori, con le organizzazioni sindacali di categoria e le associazioni rappresentati il tessuto sociale (da Arci a “Io rilancio il lavoro”, passando per Libera e Sos Impresa) di un forte messaggio ai cittadini e alle cittadine: un’azienda sottratta alla criminalità rinasce, non muore!!!”.

Sembra cambiare rotta, in positivo, NH Hotels. E’ quanto emerso dall’ultimo incontro con le organizzazioni sindacali suii diritti di informazione. Infatti la direzione aziendale ha presentato attraverso alcune slide  sia economica che dell’occupazione nel corso del 2015. Da gennaio il fatturato complessivo è passato da 228 milioni di € nel 2014 al 264 milioni di € nel 2015, con un aumento facilmente misurabile intorno al 16 %. Quindi dopo alcuni anni di ristrutturazioni e risultati negativi la compagnia NH in Italia ipotizza un 9% in più sul budget programmato per l’anno corrente. I nuovi assunti, che riguardano soprattutto le nuove aperture, sono stati 52. Gli esiti della procedura di licenziamento collettivo del 2014‐2015 hanno visto su un totale di 76 esuberi dichiarati, 54 persone incentivate all’esodo, 11 ricollocate all’interno della catena, e 7 passati a fornitori di servizi in appalto.
Attualmente Nh Hotel Group ha un totale di 1141 dipendenti di cui 460 donne (40%). I full time sono 974 e i part‐time sono 167. I lavoratori a tempo determinato sono stati mediamente il 19%, nell’anno 2015.
L’azienda ha presentato anche una relazione sulla formazione continua e reso note alcune novità e ulteriori cifre. Per i dettagli non esistate a contattarci: vi informeremo anche sull’evoluzione delle trattative sul Cia e sul contratto in genere, oltre al riconoscimento, come da nostra proposta, di un premio una tantum per i dipendenti.