Restano molto tesi i rapporti tra i sindacati e Auchan, azienda che ha avviato la procedura di licenziamento collettiva per molti (troppi) lavoratori e lavoratrici. E’ la Uiltucs nazionale, con le altre sigle, a fare il punto sulla difficile trattativa che, anche questo 12 maggio si è conclusa con un verbale in cui si sottolineano le forti distanze tra azienda e sindacato.
Dopo la giornata nazionale di sciopero dello scorso 9 maggio, le segreterie nazionali di Uiltucs, Filcams e Fisascat, hanno “stigmatizzato i comportamenti tenuti dall’azienda in molteplici  realtà allo scopo di limitare l’adesione dei lavoratori allo sciopero”. Inoltre le segreterie nazionali hanno concordemente criticato contenuto e toni della procedura di mobilità, “a partire dall’identificazione di un perimetro comprendente 32 dei 49
ipermercati presenti, e soprattutto il fatto che essa intenderebbe coinvolgere esclusivamente i
lavoratori addetti alla vendita e alle casse, escludendo tutto il personale di regia dei punti
vendita, con modalità evidentemente discriminatorie”. E’ quanto si legge in un testo congiuto diffuso dalla segreteria nazionale che che ha condannato l’idea di dividere “strumentalmente il tessuto dell’azienda tra “garantiti” e “sacrificabili” (…) Le Segreterie Nazionali – continua la nota – hanno unitariamente respinto al mittente la dichiarazione reiteratamente operata dall’azienda secondo cui fosse ascrivibile al Sindacato
l’interruzione intervenuta il 12 marzo del tavolo di confronto attivato a partire dal mese di febbraio con all’ordine del giorno le misure da adottare per fronteggiare la situazione di crisi in cui Auchan è precipitata, dovuta a cause numerose e complesse, ma di cui meno responsabili di tutti è proprio quell’area estesa di lavoratori su di cui sarebbe intenzione dell’azienda far gravare unicamente il peso dei licenziamenti collettivi”. auchan
Una situazione delicata, che ha portato da una parte il sindacato a chiedere se, alla luce della dichiarazione dell’azienda secondo cui sarebbe stata risolta la vicenda relativa all’iper di Cesano Boscone, scongiurandone in tal modo la chiusura, veniva ritirata formalmente  la procedura di mobilità. E dall’altra l’azienda a respingere la richiesta, oltre alle critiche avanzate alla struttura e all’impostazione della procedura di mobilità, negando di aver agito con intenti discriminatori rispetto a determinati gruppi o fasce di lavoratori, ribadendo di essere stata costretta ad adottare misure estreme a causa della situazione insostenibile dell’azienda” stessa.

Dopo che Auchan ha dichiarato che, secondo quanto riporta la Uiltucs, “è merito dell’Amministratore Delegato, dr. Espasa, se è venuto meno il problema ulteriore della chiusura dell’iper di Cesano Boscone (anche se ciononostante in quell’unità produttiva continuano ad essere dichiarati 63 esuberi, in luogo dei 144 inizialmente dichiarati), l’azienda ha sottolineato il fatto che nelle dichiarazioni fornite alla stampa il dr. Espasa ha ribadito la volontà di Auchan di rimanere in Italia e nell’attuale perimetro geografico, ma che proprio per tale motivo è urgente definire misure che consentano la messa in sicurezza dell’azienda sul versante dei costi oltre che attraverso una attenta riconsiderazione delle politiche commerciali e di sviluppo, già parzialmente in atto”. Da ciò deriverebbe la necessità di “adattare la composizione della forza-lavoro alle nuove politiche gestionali e commerciali, non escludendo in prospettiva impatti diretti sull’organizzazione del lavoro, anche se al momento non è in discussione un nuovo modello organizzativo”.  Anche alla luce di questo, e delle nette distanze e antitetiche posizioni tra sindacati e azienda, le parti si sono aggiornate al prossimo 22 maggio alle 11 a Roma. Per informazioni e ulteriori aggiornamenti non esitate a contattarci. (ph siciliainformazioni.com)